lunedì 18 agosto 2014

Quattro passi con la Storia – Le contrade di Zambla Bassa




La Mostra Fotografica sugli ex voto presenti nella chiesetta di Zambla Bassa, allestita quest’anno nei locali dell’Oratorio della Frazione, ha suscitato, in non pochi visitatori, la curiosità si approfondire la storia della località, il periodo e le cause che hanno determinato la formazione delle sue “contrade” e la costruzione della chiesetta.
Gli stessi residenti, i più anziani, interrogati sulla materia non hanno saputo dare indicazioni che non superassero i ricordi dei loro nonni. Per questo motivo, ho ritenuto di utilizzare a piene mani e con il consenso dell’autore, una ricerca fatta a suo tempo da un appassionato “ricercatore storico”, Massimo Maurizio – Pendughet, relativa alla “Storia di Oltre il Colle e delle sue frazioni”.
Tralascio, quindi, le notizie generali attinenti il capoluogo della Conca, soffermandomi su quelle di Zambla, intesa come denominazione comune tra Zambla Alta e Zambla Bassa.
“Il 4 maggio del 1287 l'Alta val Serina fu acquistata dalla popolazione di Serina unitamente a quella di Grimoldo dietro compenso di 624 lire imperiali. Al momento dell’acquisto Zambla o Zolambra, com’era allora chiamata, presentava la visione di una selva nera. Solo con il lento passare degli anni s’incominciò a dissodarla e a sfruttarla, dando luogo a magnifici prati, che dovevano fare di Zambla il luogo ideale dei pascoli più fertili ed estesi, delle mandrie più feconde e numerose e dei latticini più saporiti e ricercati della valle.” ……..
Ricorda Pendughet nella sua ricerca:
" La prima parrocchia della conca, dedicata a San Bartolomeo apostolo, comprendeva tutte le contrade esistenti dal Colle di Zambla in giù,  di qua e di là del torrente Parina, fino all'inizio di Oltre il Colle, una volta delimitato dal torrente Rina ( oggi la Tesa) ribattezzata al tempo della dominazione veneta Valle della Tesa (un termine veneto per indicare un  luogo che forniva una materia prima  per la composizione della polvere da sparo).  Il decreto di erezione a parrocchia venne firmato dal Vescovo Polidoro Foscari di Bergamo il 5 aprile 1449.”
Alle varie contrade della Conca fu quindi dato un nome:
“…….Il nome latino del paese è "Ultracollem", curiosamente italianizzato in alcuni documenti ufficiali in "Oltro 'l Collo". Dopo di ché, in tutti i documenti, appare con chiarezza il nome odierno di OLTRE IL COLLE. Il riferimento non va al Colle di Zambla, come credono alcuni, ma al Col d'Anì, tra Valpiana e Oltre il Colle.”
Tornando specificatamente alla parte che ci riguarda – Zambla -, Pendughet, nelle sue ricerche scrive:
“…..E' anche normale chiamare Oltre il Colle dal momento che si supera lo spartiacque del torrente Serina per entrare in quello della Parina. Inoltre gli antichi documenti fanno sempre riferimento a comunità della val Serina perché la strada comoda e sempre pulita era percorsa da carrozze e carri trainati da animali.
Viceversa il colle di Zambla (la pertinente strada aperta solo verso gli anni 70 del 900) era percorso da una mulattiera che collegava le due comunità intervallari, ma sul versante seriano la strada s’inerpica ripida sui pendii di Oneta e mal si addice per trasporti pesanti.”
Sempre dalla ricerca di Pendughet:
“….Zambla era conosciuta per la qualità suprema dei suoi formaggi.

Questa comunità sta esattamente a metà fra il freddo di Oltre il Colle capoluogo e l’assolata Zorzone.  Una cosa a metà che godeva dei vantaggi dei due estremi. I ricchi pascoli, oggi utilizzati per lo sci, permettevano di allevare centinaia di capi bovini e ovini. Ottimo clima, giusta altezza ma sopratutto abbondanza di acqua e facilità di raggiungimento.

Quest’amalgama ha sempre favorito Zambla. Parlo di Zambla in generale ma mi riferisco a Zambla Bassa. La divisione delle due frazioni risale agli anni 30 del 900. Alla data odierna il cimitero è ancora in comune tra le due frazioni.
Molto interessante ma purtroppo scarsamente illustrato è lo stile architettonico delle case costruite durante la dominazione veneta.
Edificate in uno stile del tutto particolare avevano caratteristiche comuni con le abitazioni classiche di montagna. Muri molto larghi, scarse e piccole finestre strombate, offrivano un suggerimento quasi militaresco perlomeno quasi come gli antichi castelli.
L'entrata era ad arco pieno con i simboli del casato impressi nella chiave d'arco. Entrando si percepiva l'ampiezza dell'atrio, la ricchezza dei manufatti di legno. " Zambla, nonostante sia stata l'ultima zona della conca a essere dissodata e abitata, nel giro di pochi decenni incominciò a offrire uno spettacolo maestoso e imponente di deliziose praterie, frastagliate dai boschi nelle vallate più scoscese.”
Anche a Zambla Bassa sono evidenti alcuni edifici che testimoniano le originali caratteristiche di case costruite nel periodo della dominazione veneta. Le ristrutturazioni, avvenute dopo la metà del secolo scorso, hanno utilizzato materiali non adatti sostituendo o nascondendo quelli originali. Tali testimonianze si possono osservare specialmente alla base delle costruzioni con i muri di sostegno che ricordano “contrafforti” (ampi alla base che via via si restringono salendo, tracce se ne trovano nella contrada Cà di Vidai),
 
e in alcuni portali costruiti ad arco con pietre scolpite a mano. Molto bello quello in contrada Vallomi sovrastato da un balconcino con la base in pietra.

 
Alcune si sono perse definitivamente a causa di frane, smottamenti e incuria (vedi "Ol mulì di Balsì", sulla mulattiera che da Zambla Bassa scende a Oltre il Colle);

altre si potrebbero ancora salvare come ad esempio la fontana sulla mulattiera che dalla chiesetta scende a Cà di Ress

 
 e la fontana, la cui base è ancora visibile, a Cà di Vidai.
 

Le pietre che compongono la vasca sono ancorate l’un l’altra con zanche di ferro sigillate, nei fori della pietra, con piombo.  


Altre tracce si possono scorgere nel nucleo di edifici che compongono la contrada Cà di Ress, stalle, fienili e abitazioni di gente dedita all’allevamento del bestiame.


Continua il Pendughet nella sua ricerca:
“Le diverse contrade sorsero l'una distante dall'altra e fin dal principio la popolazione si dedicò in modo intensivo all'allevamento del bestiame.
Nella conca, infatti, le "bergamine" più numerose, di maggior resa, di maggior commercio sono sempre state di Zambla, costituendo un grosso beneficio economico per l'intero paese. Verso il 1500 Zambla aveva l'aspetto di una comunità compatta e ben distribuita nelle contrade più note.

 
Cà di Merèi, Cà di Vidài, Cà Pezzà, Cà Falgher, Vallomi, Gremsolì, Cà di Ress.
e poi più in alto Bertogli, Zucchi, Armellini, Moratti.
Nel 1587 i capifamiglia di Zambla presentarono al vescovo di Bergamo Gerolamo Regazzoni, in visita pastorale a Oltre il Colle, la domanda di essere separati dalla Chiesa di San Bartolomeo di Grimoldo per costituirsi parrocchia autonoma. In un rotolo di cartapecora, conservato nell'archivio parrocchiale di Zambla, dono del sacerdote Pietro Luigi Palazzini, sono riportate le motivazioni di tale domanda.
(Quando parliamo della parrocchia di Zambla ci riferiamo a Zambla bassa).
Con l'intento di prevenire ogni obiezione nel documento si conclude:" Perché la Chiesa di San Bortolomeo, non abbia a subire danni economici, gli abitanti offrono una dote decente, promettono al vescovo un tanto per mantenere il loro parroco e di versare un tanto anche al vescovo stesso. Si definirono i confini parrocchiali dal val Grassa alla val Parina. Zambla rinunciò a estendere i suoi confini fino alla val Carnera comprendendo anche Zorzone che rimase sotto la giurisdizione di san Bartolomeo. Mantennero il diritto di giuspatronato fino al 1936 come San Bartolomeo.”
“…..Zambla ottiene l'autonomia parrocchiale perché sta meglio di Oltre il Colle.
Perché ha più popolazione, più ricchezza (allevamento, pascoli) più potere negoziale verso le autorità centrali di Bergamo e pur sottostando a un pagamento in benefici verso san Bartolomeo di Oltre il Colle e non le mancano gli uomini e i mezzi per conquistarsi la sua autonomia.
Non si riesce a definire la data della costruzione della prima chiesa di Zambla (Bassa) essa comunque avrà tre altari, e il campanile. L'attuale invece ha cinque altari ed è del 1727 quasi in contemporanea con quella di oltre il Colle san Bartolomeo.

 
Se gli Zamblesi costruiscono una chiesa con tre altari e un campanile fornito di campane presumo che le cose andavano più che bene, sempre rispetto alle altre comunità. La posizione della chiesa è rilevante.
Si trova in cima a un poggio, là dove arrivano almeno quattro strade.

Si è spianata una parte di collina e il campanile slanciato è visibile da ogni angolo della conca.

Con tre altari non si può certo parlare di una cappelletta. Un sacerdote stabile, fornito di sufficienti benefici, che gli permetteva di vivere in maniera dignitosa il suo mandato di curatore d'anime.

La Parrocchia godeva di diritto di giuspatronato, la chiesa era fornita di un organo Serassi, arricchita da un dipinto del Cavagna (1590-1595) rappresentante Santa Maddalena in Gloria.


Il pittore Cavagna per quei tempi era quello che oggi può essere un Guttuso o Morandi.
C'era una gara allora a chi abbelliva meglio la chiesa tra gli oltrecollesi e gli zamblesi.
Credo che stavolta la gara sia stata vinta dagli abitanti di Zambla.“

Passano gli anni e la Conca si arricchisce sempre più e inevitabilmente:
 “……Nella primavera del 1797 truppe armate di russi e austriaci superano il colle di Zambla, diretti a Dossena poi in alta val Brembana e Valtellina per contrastare l'esercito napoleonico che sta invadendo quella valle.
Da noi pretendono vettovagliamenti, animali da soma, alimenti e animali da stalla. Stuprano e uccidono i nostri valligiani. Bruciano stalle se non accontentati. Svuotano le cantine dai formaggi e salami e vino. Insomma lasciano la conca in una miserevole condizione.  Il 2 maggio del 1798 fu un giorno particolarmente nefasto per le nostre genti. A seguito della mancata consegna immediata di vettovaglie i russi e gli austriaci incendiarono numerose stalle e abitazioni. Molti civili furono uccisi all'istante. Furono perfino distrutti i roccoli per la cattura degli uccelli. “
Sin qui i risultati della ricerca negli archivi storici e parrocchiali fatta da Pendughet. Purtroppo un incendio nell’archivio della Parrocchia di Oltre il Colle ha distrutto altra documentazione che avrebbe potuto dare indicazioni sulla piccola chiesetta di S.M. Addolorata di Zambla Bassa.

 
La costruzione è tuttora parzialmente inserita in un edificio che, negli anni passati, era adibito ad abitazione, stalla e fienile. L’ultima proprietaria del complesso, lo lasciò in eredità alla Parrocchia negli anni ’90.

 
Lo stato della parte dell’edificio dedicata al culto era necessario di pesante manutenzione. Purtroppo durante i lavori di restauro e di rifacimento non furono tenute in debita considerazione alcune strutture e/o soluzioni che mantenessero intatte le caratteristiche più antiche. Rimane, sulla parete esterna del lato nord, una lapide in pietra di singolare fattura che riporta incisa un’iscrizione, purtroppo, illeggibile. Con tecniche moderne si potrebbe risalire al periodo cui risale e al contenuto inciso.
Tuttavia la chiesetta, nonostante fosse di proprietà privata, non fu mai chiusa al culto. Lo testimonia l’abbondanza di quadretti ex voto donati dai fedeli ed esposti sulle sue pareti.

 
Pur non appartenendo alle proprietà ecclesiastiche della Conca l’afflusso dei fedeli che pregavano e intercedevano per la grazia alla Madonna era costante e, molto probabilmente, si estendeva alla popolazione al di fuori di Zambla e della stessa Conca di Oltre il Colle.
Recentemente, a seguito di una richiesta di possibili ulteriori informazioni in merito, Pendughet così mi rispondeva:
“Questo edificio è uno dei più antichi luoghi di culto della conca.
 
E' situato in una posizione strategica, all'incrocio di quattro mulattiere una delle quali importantissima scende in valle verso " Ol mulì di Balsì" ed era la strada invernale di collegamento verso la val Serina e verso Dossena.
 
Come dicevo in un precedente post la mulattiera che sale da Oneta e  scollina al Colle di Zambla poi si divide in due.
 
Una,  quella estiva, mantiene la quota altimetrica e procede verso la Mussa e quindi Valpiana, Dossena e Val Brembana.
 
L'altra invece ( quella invernale) scende subito di livello verso Zambla Bassa passa davanti a questa cappelletta, si abbassa ulteriormente verso " Ol mulì di Balsì" per continuare in leggero pendio verso il Pendughet, Oltre il Colle , Col d'Anì Valpiana e Dossena.

Anche qui sarebbe interessante parlare di queste due strade che tagliano la conca ma tornando alla cappelletta questa rappresenta bene nel suo interno lo spirito della devozione popolare.

L'esterno è stata brutalmente restaurata, privata dalla vista della pietra locale, impoverita da quelle due belle colonnine scalpellinate a mano che adornavano il pronao. Il campanile, squadrato,  se ci fai caso è molto simile ai piccoli campanili di convento ( vedi quello di Serina).

L'interno  è un gioiellino. Lo splendido coro ligneo, nel soppalco sopra la porta d'entrata  raccoglie quanto è rimasto dalle numerose razzie di ladri di arte popolare come quelli di" Grazie Ricevute".

L'atmosfera è calda e raccolta come deve essere in un luogo di preghiera.”

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Note: Le parti virgolettate sono state tratte dalla ricerca storica "OLTRE IL COLLE, COMUNE AUTONOMO DAL 1569" tratto dal libro di P. Ceroni  ediz. grafiche dehoniane,  a cura della Parrocchia di Oltre il Colle, svolta da Massimo Maurizio – Pendughet – e pubblicate sul sito http://ultracollem.oltreilcolle.com/.

Si ringraziano Massimo Maurizio per l’autorizzazione alla pubblicazione, il Portale oltreilcolle.com, camminandopermonti.it, Guido Coppetti e Matteo Genovesi per le foto pubblicate.