sabato 27 settembre 2014

Comuni e Province, alibi per scaricare gli impegni e le promesse.



Esempi di scaricabarile tra le Amministrazioni Comunali e quelle Provinciali non mancano. Spesse volte per inutili e pretestuose forme di campanilismo locale, altre per mancanza di strategie sinergiche, altra ancora per la supponenza di alcuni Amministratori che ritengono presuntuosamente di essere perfettamente in grado di gestire gravi situazioni con il “fai da te”.
Un’ulteriore riprova di questo dualismo lo stiamo subendo sulla vicenda della strada Provinciale 27 della Valserina.
In prima battuta ci si dispera per la cronica mancanza di denaro e si batte cassa a destra e a manca per ottenere i necessari finanziamenti. Successivamente si da colpa alla politica di ritardare la messa a disposizione dei bilanci delle somme, miracolosamente e faticosamente reperite, necessarie ad avviare gli appalti e gli incarichi tecnici.
Da ultimo, e qui siamo proprio alla demenza totale, s’incaricano ditte e società inadatte al compito loro affidato, non tanto per la mancanza d’esperienza in materia, quanto per “ignoranza” del problema sociale che interessa la Comunità coinvolta e che ne subisce i disagi.
Non ultimo il disinteresse che gli Organismi, in questi momenti transitori, dimostrano in attesa di capire quale funzione sarà loro assegnata e di quanta capacità finanziaria potranno disporre.
Tutti questi elementi hanno contribuito a far si che un evento naturale, quale una frana che interessa una strada di montagna riparabile in circa sei mesi, sfruttando meglio la tempistica politica e burocratica, sia diventata un calvario del quale oggi è azzardato vedere la conclusione.
Una domanda semplice e naturale che si pone un qualsiasi cittadino contribuente: ma in nome di chi, tutti questi signori che ci governano e amministrano il “pubblico denaro” (quindi il nostro denaro), agiscono?
Svolgono veramente il compito assegnato loro in modo democratico e civile, oppure sono più interessati a porsi, inizialmente, come i salvatori della Patria, salvo poi addossare agli altri la colpa della loro inefficienza?
Il Presidente della provincia, a poche ore dalla sua decadenza dichiara la piena disponibilità dei suoi Uffici a collaborare alla soluzione tempestiva del problema e, in buona sostanza, incolpa il Sindaco di Serina di aver voluto gestirla in proprio.
Il sindaco replica sostanzialmente di essere stato costretto ad assumersi la responsabilità gestionale per mancanza degli altri soggetti interessati, accusando in modo non tanto velato i Sindaci degli altri Comuni della Valle e la stessa Provincia.
In definitiva il solito balletto delle responsabilità, vere o presunte che siano, ma che nel frattempo hanno condizionato in modo pesante l’economia di un’intera Valle. E che purtroppo la condizioneranno ancora per un buon lasso di tempo.
Gallicus


Frana di Serina, la Provincia c’è


Pirovano: Abbrevieremo i tempi

Pirovano: Abbrevieremo i tempi  La Provincia di Bergamo supporterà il Comune di Serina nella progettazione e nella direzione lavori per la messa in sicurezza del versante franato a Rosolo. «Così facendo – spiega il presidente della Provincia Ettore Pirovano - dovremmo riuscire a guadagnare tre-quattro mesi di tempo, evitando anche la procedura d’appalto per la progettazione esecutiva».

La buona notizia che, quindi, dovrebbe dare un’accelerata alla riapertura della strada provinciale 27 della Val Serina, chiusa ormai da dieci mesi per frana, arriva all’indomani della polemica sorta proprio sui ritardi dei lavori. Ritardi messi in evidenza in particolare dal comitato di cittadini che da mesi si batte per velocizzare i tempi di ripristino della viabilità in valle.

Sotto accusa era finito il sindaco di Serina Giovanni Fattori (che ieri non siamo riusciti a contattare, ndr), responsabile unico del procedimento per la messa in sicurezza del versante. Il Comune, a supporto tecnico, anziché alla Provincia si era rivolto a una società di consulenza di Barletta. «C’è stato probabilmente un vizio di comunicazione - spiega il presidente Pirovano –. Forse il sindaco non aveva capito che la nostra non voleva essere un’intrusione ma un affiancamento al loro lavoro».

L'Eco di Bergamo - 27 settembre 2014