domenica 30 agosto 2015

Verticale sull’Alben: una ferrata per ricordare l’alpinista Maurizio

Fotografia del Corriere della Sera
 
L’ultimo nato tra i percorsi attrezzati delle Orobie è protetto da 700 metri di corde fisse
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Ritrovarsi da solo su una parete a quaranta chilometri da Bergamo in una domenica di agosto non capita di frequente. Eppure quest’oggi sui pilastri calcarei dell’Alben non c’è nessuno. Sto percorrendo la ferrata Maurizio, l’ultimo nato fra i percorsi attrezzati delle Orobie. Ma l’arrampicatore rimasto senza compagni, che si stanno godendo gli ozi delle spiagge, si ritrova più impegnato di quanto credeva da quello che aveva ritenuto un semplice ripiegamento. La verticalità della parete, interrotta da qualche piccolo strapiombo, obbliga a una rude, quanto aerea ginnastica, anche se l’attrezzatura della via è perfetta: corde metalliche ben tese con frequenti ancoraggi e gradini nei tratti più erti.

L’idea della guida alpina Nadia Tiraboschi
Di ferrate nelle Orobie non ce ne sono molte. Qua e là si incontra qualche sentiero attrezzato, anche molto panoramico, come il Passo della Porta sulla Presolana. Ma l’appassionato della verticalità protetta, che in Dolomiti trova pane per i suoi denti, sulle montagne bergamasche resta a bocca asciutta. Anche per questo la ferrata dell’Alben è una lieta sorpresa, benché il deserto di questa domenica estiva faccia pensare che siano ancora in pochi a conoscerla. L’opera è stata voluta dalla guida alpina Nadia Tiraboschi di Oltre il Colle per ricordare il suo compagno di cordata,

l’alpinista bergamasco Pierangelo Maurizio, disperso sull’Everest nel maggio del 2007. Nonostante l’ostilità del Cai di Bergamo, che è contrario all’apertura di nuove vie ferrate, Nadia ha pazientemente raccolto i fondi e, grazie al decisivo contributo della Provincia di Bergamo e del gruppo alpinistico Fancy Mountain, ha potuto completare il tracciato nel 2013.

I pilastri di roccia
Torno quassù dopo quasi quarant’anni. Poco più che adolescenti, insieme a un compagno di scuola, avevamo aperto una via sul Monte Croce, che scorgo alla mia destra tra le folate di nebbia. Roba da ubriachi, con assidua mobilitazione di santi protettori. Avevamo ottenuto due biglietti gratis sul pullman di Oltre il Colle e avevamo voluto sfruttarli al meglio, anche se il ritorno avvenne in autostop a causa del nostro rientro a valle sciaguratamente tardivo. Intanto, mentre salgo, comincio a rendermi conto dell’errore di un tempo. Quello che credevamo l’Alben è in realtà l’anticima quotata 1.900 metri, su cui si svolge la ferrata. Sorge a est del Monte Croce e ha un aspetto molto severo e dolomitico, con pilastri di una roccia calcarea grigia e compatta, che si sta dimostrando molto arrampicabile. Devo riconoscere che solo in alcuni tratti della Presolana si trova nelle Orobie una roccia di una qualità paragonabile.
 
La conca, i campanacci e le nebbie sfilacciate
Sono partito con molta calma dopo le 11 dalla Conca dell’Alben, sopra Oltre il Colle, invasa dai gitanti del pic nic domenicale. I campani delle mucche al pascolo sotto lo skilift hanno accompagnato la prima mezz’ora di salita fino al terrapieno eretto in difesa degli impianti, che sembra la morena di un ghiacciaio scomparso. Le pareti dell’Alben si ergono altissime, avvolte da lembi di nebbie sfilacciate, oltre le quali si intravvede un azzurro folgorante. Ad accentuare la severità del luogo contribuisce l’esposizione nord, che ripara dal sole, ma immagino renda impercorribile la ferrata fino a tarda primavera. Il percorso si stende per quasi un chilometro fra i 1.500 e i 1.900 metri, protetto da 700 metri di corde fisse. È diviso in due parti: la prima risale lo zoccolo di vegetazione e rocce, che difende l’accesso alle torri sommitali. Qui la corda metallica serve prevalentemente per reggersi sul sentierino viscido e ripidissimo.

La al Serina dall’alto
La vera e propria ferrata comincia più in alto, una volta che si è raggiunto una specie di aereo pulpito. Una traversata protetta permette di arrivare all’inizio delle difficoltà, valicando un canale roccioso. Si parte sotto un tettuccio, traversando su parete verticale con l’aiuto di una serie di staffe metalliche, e si sbuca su un bel diedro sempre verticale, ma anche questo ottimamente attrezzato. Provo ad arrampicare senza servirmi degli ancoraggi. Ho portato le scarpette da roccia e la parete è ricchissima di appigli naturali. Una soluzione consigliabile e non rischiosa per chi voglia aggiungere un po’ di impegno alla salita. La verticalità non molla, le nebbie si stanno sciogliendo e la Val Serina appare verdissima e punteggiata di abitati, circondata dalle cime incappucciate dell’Arera e del Grem. Un atletico camino conduce al culmine del primo pilastro, da cui si traversa verso l’inizio del secondo per un breve sentiero. Il tratto che segue è leggermente più impegnativo e in un passaggio dentro una larga fessura ci si trova proiettati oltre la verticale. Ma non dura molto e presto la parete si spezza in una sequela di salti, che conducono sulla cresta sommitale.

Il Monte Croce
Le difficoltà sono terminate. Una stretta dorsale erbosa, interrotta da qualche nuovo salto di roccia, conduce sulla cima, da cui in breve si arriva a un bivio: a destra si sale al Monte Croce, a sinistra si scende verso il Passo della Forca, da cui si può raggiungere in una mezz’ora la vetta più alta dell’Alben o ripiegare verso Zambla. Il silenzio è rotto a tratti dalle folate di vento che salgono dalle torri rocciose. Portano qualche clacson lontano e le voci degli escursionisti stesi a prendere il sole sui prati. Il panorama si allarga sempre più e le Orobie sono un mare di cime, che sfumano fino alla catena azzurra delle Alpi innevate. Eccomi finalmente sul Monte Croce. Butto lo zaino a terra, vuoto avidamente la borraccia e mi stendo al sole caldo del pomeriggio. Se chiudo gli occhi, mi ritrovo accanto l’adolescente scapestrato che ero. È rimasto quassù ad attendermi da quella domenica degli anni Sessanta, quando su questa cima dell’Alben sedevamo orgogliosi come se avessimo conquistato l’Everest.
 
di Franco Brevini
Corriere della Sera - 29 agosto 2015