giovedì 3 settembre 2015

Scusate il disturbo.



Le cattive notizie ormai non fanno più scalpore tra i residenti della Valserina, rassegnati a dover subire, volenti o nolenti, i disagi che li affliggono da due anni, esattamente da quella famosa notte del 2 dicembre 2013 in cui la frana , composta da grossi macigni, distrusse strada e ponte vicino alla Frazione di Rosolo.
Non rivanghiamo il solito discorso delle responsabilità che in tutti questi anni hanno determinato le lungaggini nell’affrontare il necessario ripristino della viabilità.
Vogliamo unicamente sottolineare che la pazienza, dimostrata dai valligiani è stata superiore ad ogni aspettativa e merita, forse, qualche considerazione.
In primo luogo la fiducia nelle Istituzioni deputate a provvedere ai necessari lavori di riattivazione della strada provinciale, fiducia nei confronti di amministratori e politici che, come tanti grilli parlanti, nei primi momenti hanno espresso la solidarietà e assicurato interventi sull’onda dell’emotività.
Secondariamente, ma non per importanza, hanno atteso che tali promesse venissero concretizzate con l’avvio dei lunghi lavori di messa in sicurezza della parete rocciosa, colpevole del disastro, affidata in modo superficiale e dilettantistico ad un’Impresa poco efficiente ed esperta in materia.
Successivamente, preso atto che i tempi di riattivazione della strada si protraevano oltre un limite comprensibile, hanno dato vita alla formazione di un “Comitato civico” con il compito di sensibilizzare l’opinione pubblica, non solo della Valle, circa i disagi anche economici che lavoratori, studenti e, più in generale, i residenti subivano, comprese le attività turistiche, commerciali e artigianali che portavano e portano benessere in Valle.
Anche quest’ultima iniziativa, tardiva anche se pregevole e apprezzabile, si è liquefatta sulle promesse d’interventi risolutori a breve scadenza  (nel frattempo erano trascorsi due anni dall’evento), promesse che erano basate sull’ottimismo dei “politici” coinvolti (vedi Provincia).
Ora siamo al ridicolo, senza offesa nei confronti della situazione: un ponte lungo una decina di metri (avete letto bene) con un costo di poco più di settecento mila euro (700 mila euro!) in standby in attesa che lo Stato eroghi  finanziamenti alla Provincia per coprire un buco di bilancio di qualche milione e permetta alla stessa di approvarlo e affidare i lavori di ricostruzione. Nel frattempo l’economia della Valserina, in questi tre anni, ha perso milioni d’introiti e i residenti ne pagano le conseguenze di tasca loro.
Qualcuno affermerà che i “vincoli” imposti dall’Europa hanno ripercussioni anche su queste miserevoli cose, alimentando in tal modo il vizio dello “scaricabarile” ai livelli superiori. Qualcun altro indicherà le cause nell’inefficienza di un Partito o un Movimento Politico, sfruttando l’arma dell’untore come mezzo di propaganda politica.
Noi semplicemente poniamo l’accento che la timidezza nel sostenere i nostri diritti, a volte, si ritorce a sfavore. Siamo un popolo di brontoloni ma che, in fondo in fondo, si fermano al borbottio tra amici del Bar dello Sport, che presi per i capelli “beh, si, una manifestazioncina ci può stare, senza troppo casino però!”, e poi via tutti: lavoro e famiglia.
Anche questo dimostra che anche se noi non c’interessiamo della Politica, la Politica si occupa di noi, e non sempre beneficiandoci.
Gallicus