Valli Brembana, Serina e Parina

Sant’Omobono, abitazione sfiorata
 
da una frana nella notte
 
Foto di Bergamonews
 
Non si segnalano danni rilevanti né feriti: anche la famiglia che ha dato l'allarme non è stata fatta evacuare

    Attimi di panico a Sant’Omobono Terme, in valle Imagna, dove una frana è caduta attorno alle 2,30 della notte tra mercoledì 26 e giovedì 27 aprile in via Verdi. A dare l’allarme una famiglia che vive in zona e che ha sentito strani rumori provenire dall’esterno della propria abitazione.

Sul posto sono subito intervenuti i Vigili del fuoco, il sindaco Paolo Dolci e i tecnici di Uniacque. Pare dai primi rilievi che il cedimento sia stato causato da problemi alle condotte dell’acqua.

Le operazioni di sistemazione sono proseguite per tutta la notte, con una certa preoccupazione viste le pessime condizioni meteo e le precipitazioni annunciate anche nella giornata odierna.

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Non si segnalano danni rilevanti né feriti: anche la famiglia che ha dato l’allarme non è stata fatta evacuare dalla propria abitazione (Ansa).

 
 

 

 
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Un divano sul cippo ai Caduti

Assolti: non è stato vilipendio
 
 
L’episodio si era verificato a Serina nel 2014: per il giudice un cippo non è equiparabile ad una tomba.
Sono stati assolti in abbreviato i due giovani che nel settembre 2014, a Serina, si erano resi responsabili di una «bravata», piazzando un divano (viola) sul monumento ai Caduti. I due ragazzi, entrambi 26enni - uno studente F. B., residente a Bergamo ma frequentatore di Serina, e O. T, muratore del paese - erano stati accusati di vilipendio delle tombe, ma il gup ha stabilito che il fatto non sussiste.
Un monumento, pur essendo dedicato a persone morte in guerra, non può essere, infatti, equiparato a una tomba, non contenendo spoglie. I giovani avevano ammesso, che il loro gesto non era dettato da motivazioni politiche e nemmeno per sfregio nei confronti della memoria dei Caduti in guerra.
L'Eco di Bergamo - 10 marzo 2017
 
 

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Tram tra Bergamo e Villa d’Almé

«Primo concreto passo in avanti»


Tra Bergamo e Almé qualcosa si muove, sulle rotaie. Si è svolto venerdì mattina l’incontro tra i rappresentanti di TEB, i progettisti della Società ETS, i rappresentanti dei Comuni interessati dall’attraversamento della Linea T2 - compreso Bergamo -, della Comunità Montana della Valle Brembana, del Parco Regionale dei Colli di Bergamo e della Provincia di Bergamo.
 
Obiettivo: proseguire il tavolo di lavoro inaugurato nel maggio 2016 con gli stessi Enti territoriali della Valle Brembana con l’obiettivo di portare alla realizzazione della nuova linea tramviaria Bergamo – Villa d’Almè. All’incontro, svolto ad Almè nella sede del Comune, si è discusso del futuro della Linea T2 partendo dalla realizzazione del progetto di fattibilità tecnica ed economica, che la società ETS di Villa d’Alme – incaricata da TEB a dicembre 2016 grazie anche al contributo della Comunità Montana Valle Brembana (fondi del Consorzio Bim) e del Parco dei Colli di Bergamo – deve consegnare per marzo 2017.
«Siamo stati protagonisti oggi, insieme a tutti i soggetti coinvolti, di un primo concreto passo avanti verso la realizzazione della linea tramviaria T2, un’infrastruttura fondamentale per il benessere economico e sociale della città di Bergamo e della Valle Brembana” – commenta il Presidente TEB, Filippo Simonetti. “Abbiamo illustrato e condiviso con gli Enti e le Istituzioni territorialmente interessati dallo sviluppo della linea tranviaria – continua Simonetti –, un percorso che possa permettere a TEB di delineare il progetto di fattibilità e successivamente attivare l’iter per la procedura di acquisizione e approvazione dei finanziamenti regionali e ministeriali. Nei prossimi due mesi incontreremo singolarmente, uno ad uno, tutti i Sindaci dei Comuni coinvolti per raccogliere informazioni, analizzare dati, condividere positività e criticità utili alla stesura del progetto e alla sua sostenibilità tecnica ed economica».  
Lo studio comprenderà gli elaborati tecnici relativi al tracciato, la descrizione del sistema tramviario, eventuali opere d’arte (ponti, viadotti, gallerie) e soluzioni alternative del tracciato, la verifica dei sottoservizi esistenti, eventuali espropri, le ipotesi d’esercizio con orari e frequenze – quest’ultime verosimilmente simili a quelli della linea T1 – e, infine, l’aggiornamento delle stime economiche dell’investimento.
L'Eco di Bergamo  21 gennaio 2017

 
 
 

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Viabilità, variante di Zogno




Slitta l’apertura e crescono i costi


Modificata la convenzione apposita Con il nuovo Codice degli appalti procedure più lunghe. Apertura entro maggio 2019. Sale a 33,1 milioni il costo complessivo dell’opera.
Cambiano le regole e si allungano i tempi e i costi. Ancora una tegola sulla variante di Zogno , i cui lavori ormai sono fermi da due anni. E’ infatti entrato in vigore il nuovo Codice degli appalti con il quale si aggiungono nuovi passaggi burocratici.
Non più valido , dunque, il termine previsto dalla convenzione firmata tra Regione, Provincia e Infrastrutture Lombarde che fissava la fine dei lavori entro il 30 giugno 2018 , con apertura al traffico entro il mese successivo. Non è dunque più possibile, come inizialmente previsto, fare una gara unica per redigere il progetto esecutivo e per effettuare i lavori: sono necessarie due procedure diverse.
 Con relativo protrarsi dei tempi, che ora vedono l’apertura al transito delle agognate gallerie scivolare al termine massimo del 31 maggio 2019. Non solo: dall’atto integrativo emerge un aumento dei costi di circa 1,6 milioni di euro (da 31,5 a 33,1). L’aumento è legato anche al fatto che si è tolta dai conteggi la previsione di ribasso d’asta del 5% inizialmente inserita, per dare invece le cifre complete.
L'Eco di Bergamo - 3 gennaio 2017
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Variante di Zogno, i tempi nella delibera della Regione:



«Pronta entro maggio 2019»
Nero su bianco, ecco le date previste dalla giunta di Roberto Maroni, che ha ridefinito la convenzione con Provincia e Infrastrutture Lombarde. L’assessore Sorte: «Si può anche fare prima»
Le date sono pressappoco quelle già indicate dall’assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Sorte. Ma ora sono nero su bianco, nella delibera della giunta regionale del 28 novembre, in cui si ridefinisce la convenzione con la Provincia di Bergamo e Infrastrutture Lombarde e si pianifica il cronoprogramma per completare l’agognata variante di Zogno. La delibera di giunta in realtà detta tempi inderogabili, «quindi non è escluso — dice Sorte — che si riesca anche ad anticipare alcuni passaggi».
Ma comunque: entro il 31 maggio 2019 è prevista l’apertura al transito. A poco più di un mese prima, 28 aprile, viene invece collocata la fine dei lavori, a cui dovrà seguire il collaudo dell’intera opera. Andando a ritroso, nel cronoprogramma, il cantiere dovrebbe riaprire con la stipula del contratto di esecuzione, entro il 15 febbraio 2018. Il completamento della progettazione esecutiva è invece fissato per l’agosto 2017. Il cantiere è sostanzialmente fermo dall’estate 2014.
Corriere della Sera - 15 dicembre 2016

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Esce di strada con l’auto
Salvo dopo un volo di 20 metri


È successo lungo la strada tra Valpiana e Oltre il Colle in un tratto di provinciale senza protezioni.
 
Foto del L'Eco di Bergamo

Ha perso il controllo della sua auto per motivi ancora da accertare ed è finito in una scarpata tra Valpiana e Oltre il Colle, facendo un volo di circa 15/20 metri. Protagonista un uomo di 66 anni di Oltre il Colle: per lui tanto spavento: è stato portato al «Papa Giovanni XXIII» di Bergamo, le sue condizioni non sarebbero gravi. È successo poco dopo le 19,30 di mercoledì 30 novembre lungo la provinciale 27 in cui non esistono barriere di protezione

Lunghe e complicate le operazioni di soccorso, nonché la messa in sicurezza dell’auto e il suo successivo recupero. La Soreu alpina ha inviato sul posto un’ambulanza e l’automedica, che si sono occupati del ferito, mentre sono arrivati anche i vigili del fuoco da Zogno per illuminare la scena con il gruppo elettrogeno e mettere in sicurezza il mezzo, nonché l’autogru da Bergamo per le operazioni di recupero del veicolo.

L'Eco di Bergamo 2 dicembre 2016


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Freddo e circolazione difficoltosa:

chiude ancora il passo San Marco

 


La provincia di Bergamo ha disposto la chiusura del tratto di strada dalla località Cà San Marco al confine Valtellinese nei Comuni di Averara e Mezzoldo.

A causa delle rigide temperature invernali che rendono difficoltosa la circolazione stradale e vista l’ordinanza della Provincia di Sondrio relativa alla chiusura del tratto stradale da Alpe Piazza al Passo San Marco la Provincia di Bergamo ha disposto la chiusura al transito della Provinciale numero 9 dalla località Cà San Marco al confine Valtellinese nei comuni di Averara e Mezzoldo dalle 16 di mercoledì 9 novembre.

La Provincia di Bergamo curerà la posa in opera e la costante efficienza di tutte le segnalazioni stradali relative ai lavori.

Il passo era già stato chiuso causa neve lo scorso 10 ottobre, e in seguito riaperto il 20 ottobre per miglioramento delle condizioni meteo.

 
Bergamonews - 9 novembre 2016
  
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Marmotta chiusa nel bivacco Pedrinelli
stava per «mangiare» il rifugio: liberata
 
 
Un simpatico episodio con protagonisti una marmotta e un rifugio, anzi per essere precisi un bivacco, il Bivacco Pedrinelli, che si trova proprio sotto il Passo di Publino. A raccontarlo i diretti protagonisti.

Gualtiero Bonfanti, Sergio Carminati (soci della sezione del Cai di Piazza Brembana) e due amici nei giorni scorsi sono andati a farsi un giretto ispettivo sul sentiero Cai 209 che dalla località il Dosso raggiunge il Passo di Publino e, una volta effettuato tutto il percorso e aver preso nota degli interventi da fare sui segnavia, arrivati al Passo hanno pranzato fuori dal Bivacco Pedrinelli.

Ora viene il bello: mentre pranzano, sulle panche di pietra fuori, sentono fischiare all’interno, allora Gualtiero chiede al nipote del collega Sergio che era entrato all’interno per dare un’occhiata, se avesse imparato a fischiare come le marmotte, lui stupito esce dal bivacco e dice che non sa fischiare. Controllo all’interno e sotto uno scaffale c’è una «marmottona», si guardano un po’ in giro e notano che la finestra di legno è mangiata/rosicchiata e anche gli stessi materassi tutti sono mangiucchiati.


 Il bivacco Pedrinelli
Non capendo come potesse essere entrata e non vedendo buchi all’interno, decidono di forzargli l’uscita dal bivacco, operazione non facile in quanto la marmotta rimaneva nascosta sotto l’armadietto in fondo al tavolone. Alla fine sono riusciti a farla saltare fuori dalla finestra... E per finire in bellezza, alla fine del pranzo (pane e salame accompagnato da un buon bicchiere di vino), sono scesi dal Pizzo Zerna un gruppo di simpatici amici, come si può vedere dalla foto. Insomma, se c’è troppa gente sulla passerella, star di questi giorni, ecco una bella alternativa per una gita fuoriporta.
L'Eco di Bergamo - 26 giugno 2016
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Frane sulle strade. Riapertura in vista per la Valle Serina
  
 
Domani forse il senso alternato ad Algua. Lavori al via anche a Spino al Brembo e Isola di Fondra.
Ripristinata ieri sera la viabilità fra Peghera e Vedeseta.

 

I lavori, a carico della Provincia, sono iniziati. Ma solo domani si potrà sapere con certezza quando la strada potrà riaprire, anche solo a senso unico alternato.

Sulla provinciale della Val Serina, ad Algua, ruspe in azione per mettere una toppa ai danni causati dal nubifragio di giovedì scorso, quando il torrente Serina si è inghiottito metà strada.

Nelle scorse ore è stato abbattuto il pezzo di marciapiede rimasto in bilico, quindi sono stati posati blocchi di cemento a protezione e si è consolidata la parte di carreggiata ancora rimasta in piedi (peraltro rafforzata dal muro di sostegno della vecchia strada).

«Solo lunedì (domani per chi legge, ndr) - dice Matteo Centurelli della Provincia - sapremo con certezza se riusciremo subito a riaprire la strada». In tanto, ancora oggi, almeno, per raggiungere Serina, sarà necessario percorrere il periplo che passa da Bracca, Pagliaro e Frerola, mentre per arrivare a Costa Serina, la via più rapida dal fondovalle sarà la strada che transita per la frazione di Ambriola.

Inizieranno invece domani i lavori di messa in sicurezza del torrente esondato a Isola di Fondra che ha travolto una casa e costretto a sfollare quattro persone.

«La Provincia ha pulito la strada e l'acqua è tornata a scorrere nel tombotto - spiega il sindaco Giovanni Berera . - Abbiamo consegnato il cantiere e lunedì inizieranno i lavori di pulizia dell'alveo, taglio alberi e costruzione di briglie e muri di protezione». Cantiere aperto da domani anche per liberare dalla frana caduta giovedì la strada comunale Ambria - Spino al Brembo - Bracca, utilizzata anche come alternativa alla provinciale della Val Serina.

Riaperta, invece, da ieri sera verso le 17,30, la strada provinciale della Val Taleggio, nel tratto Peghera - Vedeseta, travolta da una frana. Emergenza finita anche al camping di Valbondione, che era stato evacuato dopo il nubifragio.

Intanto la sala operativa della Protezione civile della Regione Lombardia, ieri ha revocato l'avviso di moderata criticità (codice arancione) per rischio idrogeologico, idraulico. Le previsioni meteo indicano comunque per oggi e domani ancora instabilità con possibili temporali pomeridiani, soprattutto sui rilievi.

Tra i paesi danneggiati dal nubifragio di giovedì da segnalare anche Rota d'Imagna, in particolare nella frazione Rota Dentro.

Un torrente sceso dalla montagna ha allagato case e la strada che collega con il capoluogo. Tra le abitazioni più colpite quella di Noemi Mazzucotelli: «Per tutta la notte è venuta giù acqua con un rumore da far paura, e una buona quantità è entrata nella mia casa. Il pianoterra si è allagato». Problemi di allagamento per le case vicine e per la trattoria Resegone di Aurelio. Visto il pericolo, spontaneamente le imprese del apese con i loro mezzi meccanici, persone del posto e gli operai del Comune, si sono rimboccate le maniche e hanno lavorato per due giorni al fine di pulire la frazione. Sil posto una squadra di vigili del fuoco di Zogno, il sindaco Giovanni Locatelli e il tecnico comunale Marco Salvi che hanno fatto sopralluogo controllando quanto è accaduto e hanno verificato le possibili soluzioni per una messa in sicurezza della zona, in particolare per incanalare meglio l'acqua che scende da monte.

Remo Traina

L'Eco di Bergamo - 19 giugno 2016

 
  
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Val Brembilla, ancora paura


La frana torna a muoversi

 


Foto de L'Eco di Bergamo


Dal 2014 evacuate due case vacanze a Caremondi di Laxolo. I residenti sono preoccupati e una famiglia si è trasferita. Servono tre milioni di euro. 

La frana a Laxolo di Val Brembilla, in località Caremondi –già attiva da anni e con un peggioramento importante avvenuto proprio il 2 giugno di un anno fa – martedì è tornata a muoversi. E fa paura. «Chi abita vicino vive nella paura - dice Elia Musitelli, residente a poche decine di metri dallo smottamento –sempre con il timore che possa accadere il peggio. Due abitazioni di villeggianti sono ancora evacuate (ormai da due anni, ndr), mentre una famiglia già da tempo ha deciso di trasferirsi a Bergamo. Troppa paura».
La frana riguarda la valle del Molino, piccolo corso che finisce poi nel torrente Brembilla. Da anni le sponde cedono, erose dall’acqua. Il 2 giugno 2015, tremila metri cubi di terra finirono nel torrente. Un boato svegliò all’alba i residenti di Caremondi, il fronte della frana era di 40 metri, il terreno pieno di crepe. E poi tanta paura. Che non li ha lasciati in questi 12 mesi trascorsi da quel giorno.
«Interverremo d’urgenza –spiega Claudio Merati, della Sede territoriale della Regione –con una spesa di circa 40 mila euro. È sceso parecchio materiale che è andato a depositarsi nel torrente Brembilla. Potrebbe creare una situazione pericolosa». Da venerdì, quindi, via alla rimozione e alla pulizia da alberi e terra lungo il percorso della valle del Molino e sul torrente Brembilla. Ma sarà solo una soluzione tampone, per evitare il peggioramento di un dissesto idrogeologico importante, conosciuto da anni e in continuo movimento, lentamente o con episodi più considerevoli. Un intervento la cui realizzazione dovrebbe costare due milioni e 800 mila euro, fondi che al momento non ci sono.
L'Eco di Bergamo - 3 giugno 2016
 
 

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Teb, primo passo verso la realizzazione
della T2 tra Bergamo e Villa d’Almè





Un passo avanti verso la realizzazione della linea T2 della Teb tra Bergamo e Villa d'Almè: siglata una lettera d'intenti tra Teb, Comunità Montana Valle Brembana, Consorzio Parco dei Colli, Provincia e Comune di Bergamo.



Firmata venerdì 13 maggio nella sede TEB di Ranica una lettera d’intenti per sostenere la realizzazione della linea tranviaria T2 da Bergamo a Villa D’Almè.



Il documento è stato condiviso e siglato dal Presidente TEB Filippo Simonetti, dal Presidente della Comunità Montana della Valle Brembana Alberto Mazzoleni, dal vicepresidente del Consorzio del Parco dei Colli di Bergamo Angelo Colleoni, dal Consigliere Delegato alla Pianificazione Territoriale della Provincia di Bergamo Jonathan Lobati e dall’Assessore alla Mobilità ed Urbanistica del Comune di Bergamo Stefano Zenoni.


Il tavolo di lavoro tra gli Enti è stato concordato a fronte dell’impegno economico che hanno previsto sia la Comunità Montana della Valle Brembana che il Parco dei Colli di Bergamo – proponendosi quali partner diretti del progetto –  per l’aggiornamento dello studio preliminare della seconda linea tranviaria, ritenendo lo sviluppo dell’infrastruttura fondamentale per il benessere economico e sociale della popolazione della Valle e dell’hinterland cittadino.
“Il segnale che raccogliamo è di unità di visione e condivisione di prospettiva per rendere sempre più concreto l’obiettivo della linea T2 – commenta il presidente di Teb Filippo Simonetti
Da tempo stiamo dialogando con le amministrazioni locali del territorio per approfondire gli elementi chiave su cui aggiornare il progetto preliminare redatto nel 2009; il documento di oggi (venerdì 13 maggio ndr) rappresenta non solo la volontà di proseguire questo percorso, ma anche e soprattutto un preciso impegno degli enti territoriali coinvolti. TEB continuerà a verificare le disponibilità dei partner pubblici e privati interessati allo sviluppo e alla realizzazione della linea tranviaria Bergamo – Villa d’Almè, che rappresenta per tutti una delle priorità strategiche nel sistema delle infrastrutture dedicate alla mobilità collettiva del territorio bergamasco”.
Bergamonews - 13 maggio 2016
 

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Variante di Zogno, scontro sulle scadenze
«Manca la perizia antincendio»

Foto de Il Corriere della Sera

Infrastrutture Lombarde scrive alla Provincia: «Sulla variante lungaggini burocratiche». Secondo il delegato di Via Tasso, Pasquale Gandolfi, «sono bufale della Lega: una volta trovati i fondi faremo tutto in tempo»

Una relazione che manca e due convenzioni da cambiare: non bastassero i problemi tecnici e quelli economici, altre lungaggini burocratiche rischiano di allontanare ancora di più la data del termine dei lavori della variante di Zogno. La relazione mancante è quella del «rischio incendio e piano di emergenza e di evacuazione». La Provincia avrebbero dovuto consegnarla entro il 28 febbraio. Nel 2015 aveva avuto anche i fondi della Regione ma non era riuscita ad impegnarli entro fine anno e il contributo era scaduto. Solo dieci giorni fa tra le quote non vincolate dell’avanzo di amministrazione sono stati trovati i 76.902 euro necessari per la redazione dello studio.
Ma nel frattempo Infrastrutture Lombarde ha mandato una lettera al dirigente del settore Viabilità di via Tasso in cui alla voce «criticità» si ricorda che la mancanza del documento era stata sottolineata «più volte negli incontri del 2015». Tanto che i tecnici provinciali «confermavano che non erano mai stati svolti incontri preliminari con i Vigili del Fuoco». Via Tasso aveva confermato un anno fa che i fondi c’erano. Solo che poi, dice Ilspa, «non era stato formalizzato l’affidamento entro la data del 31 dicembre 2015 a seguito di lungaggini amministrative». Oltre al fatto che «nel progetto delle gallerie non è previsto un sistema canalizzato di estrazione dei fumi, pertanto si prevede di imporre il divieto di transito ai mezzi di trasporto di merci pericolose». Si notava quindi che la realizzazione oltre i termini dello studio antincendio potrebbe portare a «possibili extra costi del progetto definitivo» e a uno «slittamento dell’intero cronoprogramma. È prevista infatti la gara d’appalto entro fine giugno, poi aggiudicazione a dicembre, avvio dei lavori entro il 30 aprile 2017 e termine per il 30 giugno 2018: apertura al traffico un mese dopo.
Il problema ha suscitato le critiche della Lega Nord, esposte dieci giorni fa in una interrogazione. «In un’opera così importante — rileva il capogruppo Gianfranco Masper — un po’ più di attenzione ci voleva». «Comincio ad essere stanco di questa manfrine e di queste bufale — sbotta invece il consigliere delegato alla Viabilità Pasquale Gandolfi (Pd) —. Perché se cominciamo a guardare di chi è la colpa delle lungaggini non si finisce più. Invece bisogna guardare avanti e non indietro: l’interesse di tutti, nostro come dei leghisti in Provincia e a Zogno, è che quell’opera si faccia, ed è di quello che bisogna preoccuparsi». Secondo Gandolfi non si era riusciti a impegnare i fondi entro fine anno perché «erano arrivati solo il 15 dicembre». E il piano antincendio «serve per la progettazione esecutiva e non quella definitiva, che abbiamo presentato completa e per la quale ci hanno fatto i complimenti. Ora lo studio sarà fatto entro fine mese. Gli impianti antifumo ci sono. Ma anche a Montenegrone i tir con carichi pericolosi non possono passare».
Potrebbe allungare i tempi anche il fatto che nel passaggio dalla Provincia all’Anas di alcune strade (compresa la 470 della Val Brembana con Variante acclusa) non si fosse chiesto il parere della Regione. E adesso a Milano vogliono valutare l’ipotesi. Così come potrebbero sorgere contrasti con il nuovo Codice appalti del governo, che esclude la presenza di appalti integrati, quelli che comprendono insieme la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori. Ora la Regione sta studiando se far fare il progetto esecutivo al proprio assessorato, se fare due gare diverse o se affidarlo alla Provincia e poi appaltarlo. «Ma lo decideranno a breve — assicura Gandolfi —, i tempi non si allungheranno».
di Fabio Paravisi
Il Corriere della Sera - 10 maggio 2016
 
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Raccolta funghi, si torna a pagare

Ticket unico per la Val Brembana
 
 

Brutta notizia per gli appassionati: da giugno la raccolta funghi in Valle Brembana si pagherà. E questo dopo una stagione gratuita. C’è il ritorno del ticket.

Il 20 maggio l’assemblea della Comunità montana sarà chiamata ad approvare convenzione e regolamento che disciplina la raccolta funghi, la cui gestione sarà affidata, per i prossimi dieci anni, all’ente vallare. Stop, quindi, a ticket differenziati, come era stato fino al 2014: in Val Brembana c’erano tariffe e tesserini differenti per Valle dell’Olmo, Val Fondra e Camerata Cornello, la raccolta era invece libera negli altri Comuni.

Giungla di ticket che Regione Lombardia ha cancellato nel 2015, rendendo gratuita su tutto il territorio la raccolta, salvo consentire alle Comunità montane una regolamentazione. Cosa che ha fatto l’ente brembano.

Di fatto i 37 Comuni della valle, per poter far pagare un ticket di raccolta funghi, dovranno necessariamente aderire al regolamento unico della Comunità montana. Non aderendo non potranno applicare pagamenti e la raccolta sarà gratuita.

Già decise anche le tariffe: il ticket giornaliero costerà dieci euro, quello settimanale 20 euro, il mensile 40 euro e l’annuale (dal 1° gennaio al 31 dicembre) 60 euro: i residenti non pagheranno nulla nel proprio Comune. I tesserini si potranno acquistare negli eserciti convenzionati, a cui verrà riconosciuto un compenso calcolato sulla base delle vendite.

L'Eco di Bergamo - 5 maggio 2016
 
 

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Tangenziale, un silenzio che fa rumore
I sindaci brembani sul piede di guerra




Ad un mese dalla richiesta, ancora nessuna notizia dell’incontro sollecitato alla Provincia.

Ad oltre un mese di distanza, il silenzio. E allora 5 sindaci hanno preso carta e penna (virtuali) e scritto a Provincia, Regione e Anas per chiedere lumi sulla situazione della Tangenziale Sud. Nello specifico dei lotti più determinanti per la Valle Brembana, quelli da Villa d’Almè a Paladina e da Paladina a Treviolo. I sindaci sono Luciano Colnago (Almè), Marco Milesi (Sam Giovanni Bianco), Vittorio Milesi (San Pellegrino Terme), Manuel Preda (Villa d’Almè) e Giuliano Ghisalberti (Zogno).
Un mese fa, difatti, a Provincia, Anas e Regione era stato inviato il documento firmato da ben 52 sindaci e dai presidenti delle Comunità montane della Valle Brembana e Valle Imagna sul tema, chiedendo un ncontro urgente sul tema: «Constatato che ad oltre un mese di distanza, nessuna comunicazione è pervenuta, si sollecita la convocazione dell’incontro medesimo per conoscere gli intendimenti della Provincia in ordine alla realizzazione delle opere in argomento. Al riguardo, non si può non esprimere rammarico e forte preoccupazione per la scarsa attenzione manifestata nei riguardi della richiesta presentata da quasi un quarto dei sindaci bergamaschi che conferma un’inspiegabile e non accettabile disinteresse per la realizzazione di interventi fondamentali per lo sviluppo del territorio che risultano finanziati da dieci anni e rappresentano in assoluto le opere più importanti dell’intera provincia».
L'Eco di Bergamo - 30 aprile 2016

 

 

 

 

 

 
 

 
 
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San Giovanni Bianco, nuovi spiragli
Torna chirurgia pediatrica in ospedale



 


Spiragli all’ospedale di San Giovanni Bianco dopo i giorni di protesta. Da martedì 19 aprile verranno riattivati due posti letto per il ricovero di bambini che necessitano di trattamenti chirurgici «di base», mentre per problemi più complessi si continuerà ad andare al «Papa Giovanni».


Sempre da martedì 19, come già successo per Ortopedia, si inizierà a dirottare pazienti da Bergamo a San Giovanni Bianco per interventi in Chirurgia generale. Intanto il direttore generale dell’Asst-Azienda socio sanitaria territoriale «Papa Giovanni XXII» Carlo Nicora risponde alle preoccupazioni dei sindacati sui trasferimenti del personale: «In attesa di sapere se ci sarà ancora bisogno di loro in Val Brembana, abbiamo trasferito le quattro puericultrici a Bergamo (il punto nascite a San Giovanni Bianco è chiuso, ndr)».


In pediatria, invece (dove il reparto dal 1° aprile chiude alle 16,30 e non fa più ricoveri) resteranno due infermiere, altre due andranno in altri reparti e quattro a Bergamo. «Stiamo lavorando alla riorganizzazione del presidio - dice Nicora - e per fare questo servono l’ospedale, il personale ma anche i malati». Ma proprio i malati scarseggiano. In Pediatria dal 2013 al 2015 il tasso di occupazione dei posti letto è passato dal 35,5% al 18% con una presenza media giornaliera da 2,8 a 1,4 bambini. Oggi Nicora e il direttore dell’Ats-Agenzia tutela della salute Mara Azzi incontreranno i medici di base in valle.


L'Eco di Bergamo - 19 aprile 2016
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I sindaci: ridateci i servizi in ospedale Azzi: a mancare sono proprio i malati






Ripristinare al più presto i servizi tolti. Questa la richiesta che venerdì mattina 8 aprile i sindaci della Valle Brembana hanno fatto al direttore generale dell’Asst-Azienda socio sanitaria territoriale Carlo Nicora e al direttore generale dell’Ats-Agenzia tutela della salute Mara Azzi, in un incontro svoltosi alla Green House di Zogno.


 

Gli amministratori hanno espresso «preoccupazione» per la razionalizzazione effettuata dall’Asst di Bergamo, giustificata dal direttore per il venir meno di medici. Da inizio mese il reparto di Pediatria è ridimensionato: resta aperto, con soli due pediatri, dalle 8 alle 16,30, il sabato fino alle 14, la domenica invece è chiuso e la Valle Brembana non ha a disposizione un pediatra. Niente ortopedico reperibile nelle ore notturne e, a quanto pare la conferma che, da metà mese, non ci sarà alcun medico radiologo reperibile di notte: in questi due ultimi casi il supporto, in particolare per il Pronto soccorso, arriverà dal medico presente a Bergamo. U na riduzione dei servizi che arriva già dopo i pesanti tagli degli anni scorsi con la chiusura del punto nascite, il forte ridimensionamento di Ostretricia-ginecologia (non si fanno più interventi chirurgici), le difficoltà del reparto di Ortopedia.


Dopo un’ora e mezza di assemblea a porte chiuse, l’incontro è stato aperto anche al pubblico. Azzi snocciola i numeri risicati dell’ospedale, ricordando come sono proprio i residenti della valle a disertarlo, anche per interventi di bassa intensità: «Mancano i malati. Lunedì scorso siamo stati in Pediatria, c’era solo un bambino. Per quanto tempo possiamo accettare una situazione del genere? L’ospedale non sarà chiuso, ma con questi dati bisogna rivederne il ruolo».


L'Eco di Bergamo - 9 aprile 2016
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Ospedale di San Giovanni Bianco:
meno pediatri e ortopedici, è allarme
 
 
Riduzione dei servizi di pediatria, ortopedia e radiologia. Ennesima scure sull’ospedale di San Giovanni Bianco, dal 1° gennaio facente parte dell’Azienda socio sanitaria territoriale Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Da venerdì 1° aprile il numero di pediatri in servizio scende a due, con la conseguente chiusura del reparto dalle 16,30 alle 8 (e questo mentre il pronto soccorso pediatrico dell’ospedale di Bergamo risulta spesso sovraffollato, sostengono dal presidio vallare). In pediatria saranno quindi sospesi i ricoveri. Sempre da oggi niente ortopedico reperibile dalle 20 alle 8. Orari ancora più ristretti il sabato e la domenica: per pediatria stop dalle 14 alle 8, per ortopedia dalle 18 alle 8.
Da metà mese, infine, sarebbe prevista la sospensione notturna anche del servizio di radiologia. Forte la preoccupazione di alcuni primari e del personale medico-sanitario dell’ospedale di San Giovanni Bianco per l’ulteriore depotenziamento del presidio. La conferma dei tagli e la richiesta di informazione alla popolazione su quanto effettivamente può erogare l’ospedale, arriva da loro.
E dai primari è partita anche la richiesta di un incontro urgente con il direttore dell’Azienda socio sanitaria di Bergamo Carlo Nicora. Il venire meno delle reperibilità notturne di ortopedico e pediatra (e successivamente del radiologo), di fatto potrebbe mettere in difficoltà il pronto soccorso, punto di riferimento fondamentale per la Valle Brembana.
L'Eco di Bergamo - 1 aprile 2016





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Nebbia in Valcanale, l’elicottero non ce la fa:

giovane sciatore soccorso dal Cnas


Foto di Bergamonews


Il giovane è caduto durante una gara di sci, a 2000 metri, fratturandosi la caviglia.

A causa di una probabile frattura alla caviglia sinistra, mentre stava partecipando a una competizione sportiva di sci-alpinismo in località Valcanale, un ragazzo del 1988, residente nella bergamasca Valserina, ha dovuto interrompere la gara, proprio nel giorno di Pasquetta.

È stato subito richiesto l’intervento del Soccorso alpino, che si trovava già sul posto per prestare assistenza durante la manifestazione. Come spesso accade, soprattutto in occasione di grandi eventi, in cui è possibile che si verifichino situazioni di emergenza, i tecnici del Cnas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico) si organizzano per essere presenti lungo il percorso e ridurre al massimo i tempi d’intervento.

L’incidente è avvenuto a una quota di circa 2000 metri e la chiamata da parte della Centrale operativa è giunta intorno alle 10.15 di lunedì di pasquetta. Le condizioni meteorologiche impedivano però l’arrivo dell’eliambulanza, perché il cielo era coperto e la visibilità ridotta, anche se non stava piovendo o nevicando.
In questi casi, è fondamentale l’operatività delle squadre territoriali, in quanto sono le uniche in grado di raggiungere le persone da soccorrere, a piedi o con mezzi appropriati, quando l’elicottero non può farlo, per diverse ragioni.
Otto in tutto i tecnici impegnati nell’operazione, appartenenti alla VI Delegazione Orobica, sempre affiancati dal responsabile tecnico del percorso di gara, che è anche una guida alpina. Dopo avere raggiunto e messo in sicurezza il giovane, lo hanno caricato su un particolare tipo di barella, chiamata UT 2000, simile a un toboga ma molto più facile da trasportare in salita e pratica da montare.
Il ragazzo è stato trasportato a valle.
Bergamonews . 28 marzo 2016


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L’orso da Valleve a Piazzatorre




Foto del L'Eco di Bergamo

 

Ecco come si muove: «Non fa danni»



Da Valleve a Piazzatorre, quindi Branzi e di nuovo Valleve, scollinando sotto il monte Pegherolo: è il percorso, lontano dalle abitazioni, che nei giorni scorsi ha fatto l’orso poi individuato a Valleve e fotografato dalla fototrappola di Stefano Locatelli.


A ricostruire la «strada» del plantigrado è stata ieri la polizia provinciale che, sci ai piedi e in spalla, ha seguito le orme del grande predatore partendo dalla zona in cui erano arrivate, alla fine della scorsa settimana le prime segnalazioni, a Valleve. Qui il plantigrado aveva predato un tasso, di cui è stata trovata la carcassa, e aveva lasciato nella terra e soprattutto sulla neve le orme, subito identificate come quelle di un orso. Orme trovate su entrambi i versanti del paese, all’altezza della parrocchiale e del municipio.


«Difficile stabilire se il percorso che abbiamo ricostruito sia stato fatto dall’orso prima o dopo la predazione a Valleve di settimana scorsa – spiega Daniele Carrara, sottufficiale della polizia provinciale –. La neve non è più fresca, è “crostosa”, quindi diventa difficile stabilire quando è stata calpestata».


«Seguendo le tracce – prosegue Carrara – siamo riusciti a recuperare alcuni peli dell’animale (in zona Monte del Colle di Branzi, a 1.600 metri, ndr) che, inviati all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, una volta esaminati, dovrebbero consentire di risalire alla genealogia dell’esemplare».


«L’orso si è tenuto lontano dalle abitazioni – continua il sottufficiale della polizia provinciale – non ha fatto danni, non si è mai fatto vedere ed è quindi poco confidente. Non risulta, quindi, essere problematico, va semplicemente monitorato».


Il plantigrado svegliatosi dal letargo, e che da alcune settimane si aggira in alta Val Brembana, resta a oggi l’unico esemplare quest’anno segnalato in Lombardia. Si tratta di un giovane proveniente dalla comunità di orsi installata da più di 15 anni in Trentino Alto Adige (i primi esemplari introdotti arrivarono dalla Slovenia). Da allora l’orso è tornato su Alpi e Prealpi lombarde, facendo notare la sua presenza anche in Bergamasca, in particolare in Valle Brembana. Dal primo arrivato, il famoso JJ5, in poi, tracce e avvistamenti di esemplari diversi si sono succeduti negli anni in più paesi, da Taleggio alla Val Serina, da Mezzoldo a Branzi e Lenna. Fino all’ultimo orso, di cui, a breve, si dovrebbe sapere anche il nome in codice.




L'Eco di Bergamo - 26 marzo 2016


 

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L’orso bruno di Valleve è già una star.
Ecco il suo selfie con la fototrappola  

 
Uscito dal letargo, l’orso è stato «pizzicato» dalla fototrappola autorizzata di Stefano Locatelli, cacciatore di Valleve. Il reportage su L’Eco di Bergamo in edicola il 22 marzo.
Il plantigrado è stato fotografato per due notti di seguito, tra venerdì e domenica. La visione ha permesso di accertare con sicurezza il passaggio dell’orso che già aveva segnalato la sua presenza con orme definite «inequivocabili» dalla polizia provinciale. Non è la prima volta che Locatelli immortala un orso in alta valle. In genere utilizza fototrappole per censire la presenza di cervi. «Già nel 2012 lo vidi dal vivo, nella zona di San Simone, a circa 200 metri di distanza – ricorda –. In quell’occasione, impaurito, fuggì subito. Nel 2014, poi, riuscii con una fototrappola ad averne l’immagine, sempre a San Simone.
 
Era l’esemplare, probabilmente, che aveva predato nella zona di Mezzoldo». Nei giorni scorsi erano state anche fotografate e filmate le impronte dell’orso nella neve.
L'Eco di Bergamo - 22 marzo 2016
 
 

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La Val Brembana si sta spopolando
«Si deve investire sulla viabilità»


 

Mai così poche nascite. Un calo record di quasi 400 persone, come se un paesino dell’alta valle fosse letteralmente sparito.Purtroppo, da un punto di vista demografico, in Val Brembana, non sembra esserci limite al peggio.

 

Se il 2014 era stato dipinto come l’anno nero, con una perdita di 359 residenti, il 2015 è stato nerissimo: in 12 mesi il bilancio demografico parla di meno 394 residenti. Lo spopolamento, iniziato da più di mezzo secolo, sembra accelerare. Al 31 dicembre scorso la popolazione residente ufficiale dei 37 Comuni della Valle Brembana si assestava su 42.139, contro i 42.533 di un anno prima.Nel ’61 c’erano 47 mila abitanti.
Alberto Mazzoleni, presidente della Comunità montana Valle Brembana, cerca di dare una lettura ai freddi numeri che dicono come la sua terra si stia ancora più rapidamente spopolando. «Soprattutto ora si fanno ancora di più sentire le conseguenze della crisi iniziata nel 2009-2010. La gente si sposta dove ci sono lavoro e servizi. Certa montagna adesso ha bisogno di una vera politica che l’aiuti a risollevarsi».
E parte coi confronti. Non tutta la montagna si spopola. C’è l’esempio di Bolzano, definita addirittura «culla d’Italia», ovvero con un tasso di natalità più alto rispetto alla media nazionale. Ma anche aree vicine che non soffrono del pesante abbandono della Valle Brembana, come la Valle Imagna.
«Se da altre parti investimenti importanti sono stati fatti - dice Mazzoleni - da noi purtroppo non è così». Il presidente punta il dito innanzitutto sulla viabilità: «Ho letto che gli amministratori della Valle Seriana si sono lamentati della carenza di fondi per la loro terra, dicendo che finora sono andati da noi. Eppure, loro, la tramvia ce l’hanno, la galleria di Montenegrone è aperta. Da noi la variante in galleria di Zogno doveva essere pronta da tempo ma non è finita.
L'Eco di  Bergamo - 8 marzo 2016
 

 

 

 

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La Provincia torna ad asfaltare
Ecco le strade che saranno sistemate


 


La Provincia torna a asfaltare le strade di sua competenza. E non si tratta di interventi straordinari come quelli svolti la scorsa estate su provinciali o ex statali su cui, ormai, era diventato pericoloso viaggiare.


«Si tratta invece - afferma - il consigliere provinciale delegato alla Mobilità e alle infrastrutture Pasquale Gandolfi - di lavori inseriti in un ordinario piano di asfaltatura che, per mantenere le strade in uno stato accettabile, dovrebbe prevedere sistematicamente l’esecuzione di interventi ogni anno. Invece erano quattro anni che da Via Tasso non veniva finanziato».


Gli uffici della Provincia hanno lavorato in modo frenetico per pubblicare entro la fine del 2015 (era necessario rispettare questo termine per ragioni di Patto di stabilità) le gare pubbliche per affidare alle ditte che si erano candidate i lavori di asfaltatura previsti. Lavori che andranno a riguardare 34 strade provinciali o ex statali. Va però subito detto che non si sta parlando di asfaltature che prevedono il rifacimento dell’intero tracciato di queste provinciali, bensì esclusivamente di alcuni tratti. Lo dimostra anche la cifra che sarà spesa: 1, 8 milioni di euro che, considerando la vastità della rete viabilistica provinciale, non è un impegno economico particolarmente elevato.


Il primo lotto da 900 mila euro comprende interventi di asfaltatura o, come viene detto in gergo tecnico, di «ricostruzione della pavimentazione bituminosa», sulla provinciale 155 Ponte San Pietro Brembate-Capriate, sulla ex statale 591 Cremasca, sulla ex statale 498 Soncinese, sulla ex statale 294 della Valle di Scalve, sulla provinciale 36 Nembro-Selvino-Aviatico, sulla provinciale 46 Ponte Nossa-Zambla, sulla provinciale 84 Tagliuno-Quintano, sulla ex statale 470 della Valle Brembana, sulla ex statale 470 nella direzione della Valle Brembana diramazione e, infine, sulla ex statale 342 Briantea.


L'Eco di Bergamo - 22 febbraio 2016
 --------------------  Tangenziale Treviolo-Sedrina già pagata
Ma i soldi sono fermi nel cassetto dal 2006




Dopo dieci anni, i 114 milioni di euro messi sul piatto da Anas per la nuova strada da Treviolo a Sedrina sono ancora nel cassetto, in attesa di essere utilizzati.


Ritardi imperdonabili per i sindaci delle valli Brembana e Imagna che, sabato 13 febbraio, a San Pellegrino, hanno alzato la voce contro la Provincia (nelle sue tre legislature dal 2006), rea di non essere stata capace in questo tempo di realizzare l’opera: oggi il tratto Treviolo-Paladina è fermo all’appalto, quello da Paladina a Sedrina al progetto preliminare.

I sindaci chiedono a Via Tasso un’accelerata: «Altrimenti si rischia di perdere i soldi, l’Anas se li riprenderà», sostengono. «I fondi non si perderanno - replica la Provincia -. Da parte nostra stiamo facendo tutto il possibile per far partire i lavori».


L'Eco di Bergamo - 14 febbraio 2016

Ecco il video dell’assemblea, pubblicato sul sito web del Comune di San Pellegrino Terme.


Completamento tangenziale sud: basta ritardi, chiacchiere e prese in giro!



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Minére de Al del Ris a Al Parina

 
 

Tèra de Al del Ris e Al Parina,
dai mucc che strassüa blènda e calamina.
Tèra de zét piö fórta de la préda
che i düsia spacà per guadagnà póca monéda.



Tèra de òmegn che per mangià i gh’ìa da baratà
la lüs dol sul per ü tochèl de pà.
En prensépe i spacàa la préda con massèta e scarpèi
perché de fèr i gh’ia nóma chèi.


I tiràa fò blènda e calamina
sémper sóta i pericoi de la mina.
L’éra ü laurà  comè èss en galera,
col perìcol de ciapà la prössiera,


la malatéa dol minör
che ‘l la cómpagna ‘nfina che l’ mör.
I galarée i sa ciamàa : Fortüna, Salvàdech, Malanòcc, Prödénsa,
a guadegnà chèl pà dür quata passénsia.


En minéra el lauràa a’ i fiölì
a portà ol mineràl col zerlì.
Söi piassài a sernì ol mineràl el gh’ éra i fómie poarine,
i éra ciamàde i taissine.
 

Lu’ i éra inamuràcc dol so laurà
perché l’éra ché, apröf a la sò cà.
Dal melanövsentotantadù i minére i s’è fermàde
i nòscc minadùr i ‘n n’à fàcc di löciàde


e la nòsta zét per mangià
i à düsit amò emigrà.
Ol nòst invis adèss l’è chèsto ché,
de rià prèst ol dé


che i nòste minére i pöde èss visitàde
e i éte di nòscc minadùr regordàde.
Evviva Santa Barbara, de töcc i minadùr
to sé la Santa che ga fa unùr.


Tratto dal libro “Tép de öna ölta e de’ ncö” di
Sergio Fezzoli


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Foppolo, 39 anni fa la valanga,
due bimbi tra le otto vittime


Era la notte tra l’11 e il 12 gennaio 1977, 39 anni fa. All’una e 40, dal monte Arete, sopra Foppolo, si staccò una valanga che fece otto vittime.

Tra loro anche due bambini di sette e 12 anni. Una tragedia che la piccola comunità dell’alta Valle Brembana non dimenticherà mai. Stasera, alle 20, nella parrocchiale di Foppolo sarà celebrata una Messa. Il Comune, a cui vanno i ringraziamenti dei parenti delle vittime, donerà una corona d’alloro che sarà posta accanto al monumento-ricordo della tragedia.


Tra i soccorritori di quella notte c’era Alberto Piastri, del Servizio valanghe italiano e poi sindaco di Foppolo che nel documento ufficiale del Centro nivometeo di Bormio così racconta quelle ore: «Terminate le feste natalizie a Foppolo ritornò la tranquillità e solo poche decine di turisti rimasero in paese. Nella notte tra il 9 e il 10 gennaio iniziò a nevicare copiosamente, e già alla sera del 10 due valanghe provocarono l’interruzione dell’unica strada di accesso al paese, che risultava quindi completamente isolato (anche telefonicamente, i cellulari non c’erano, ndr).

 
Durante l’intera giornata dell’11 la neve continuò a cadere incessante, superando il metro d’altezza. Nella notte del 12 gennaio, all’1,40, una valanga si staccò da poco sotto la vetta del monte Arete (2.227 metri) e, percorrendo il canale Vallesino, si abbatté sulla parte bassa dell’abitato di Foppolo, investendo condomini, abitazioni e chiesa. Le conseguenze della valanga apparvero subito tremende: nel solo condominio Brembo, parzialmente sventrato, si contarono cinque morti, che aggiunti ad altri tre in altri edifici, portarono il bilancio a otto (oltre a tre feriti): Maria Bianconi, 79 anni, con la nipotina Agostina, 7 anni, Valentino Lazzaroni, 32 anni, Antonietta Paganoni, 66 anni, con la figlia Gianna Monaci, 22 anni, Fabrizio Berera, 12 anni e i coniugi Antonio Paganoni, 57 anni, e Cordelia Bonandrini, 61 anni. Il corpo di una delle vittime, Antonietta Paganoni, venne ritrovato solo cinque giorni dopo, a 200 metri di distanza dal condominio Brembo, dove dormiva».

 
Tra mille difficoltà iniziarono i soccorsi mentre fuori da Foppolo, isolato, ancora non si sapeva nulla di quanto accaduto. Alle 2,30 una seconda valanga si staccò dalle pendici del monte Cadelle e si abbatté sulla parte mediana del paese. Investì due donne: una di esse riuscì a non farsi travolgere e a dare l’allarme, mentre la seconda, Graziella Carletti, di 24 anni, scomparve sotto la neve. Dopo oltre un’ora di ricerche venne recuperata, salva, grazie a un cane, a 300 metri dal punto in cui la era stata travolta. L’isolamento di Foppolo finì verso le 9,30, quando un radioamatore di Valbrembo intercettò un messaggio di aiuto. Finalmente, era ormai giorno, partirono i soccorsi dall’esterno, anche con gli elicotteri.
Articolo e fotografia da L’Eco di Bergamo

 

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Trentun anni fa, quanta neve


 

Era cominciato tutto con fiocchi minuscoli nell’aria pungente di un pomeriggio del 13 gennaio. Un pulviscolo leggerissimo che aveva cominciato ad allargarsi in falde sempre più ampie e pesanti...

Il tragico episodio ad Oltre il Colle.

 

E non si era più fermato: due giorni di una nevicata fittissima e grandiosa. Talmente grandiosa che a trentunanni di distanza è rimasta un’immagine indelebile nella memoria di chi l’ha vissuta e anche chi non c’era ha imparato a conoscerla. La nevicata dell’85. La nevicata del secolo. Questo l’eccezionale evento che, nel bene e nel male, in tanti ricordano e che ha dato il nome anche a unaband musicale. E voi che ricordi avete di quella mitica nevicata di 31 anni fa?

E chissà cosa annuncerebbero oggi i telegiornali, costretti invece a misurarsi con una «quasi primavera» in cui la neve è confinata alle altissime quote. Si parlerebbe di Big snow, White storm e chi più ne ha più ne metta.

 

Tra il 14 e il 15 gennaio 1985, solo in città, caddero qualcosa come 50 centimetri di neve, mentre nelle valli il manto si assestò tra i 70 centimetri e i due metri a seconda della quota. Precipitazioni epocali che investirono tutto il Nord Italia, precedute da un’intensissima ondata di gelo con temperature costantemente sotto lo zero.

 

All’inizio sembra una gran bella nevicata e fine della storia. «Lo scomodo fascino della neve a Bergamo», si limita a titolare martedì 15 L’Eco dopo i primi 22 centimetri depositati in città. Poi, passa il tempo, le precipitazioni non smettono e i toni si fanno decisamente più allarmati: «È nevicato tutto il giorno», recita il pezzo portante della cronaca cittadina il mercoledì. Aiuto? Aiuto sì. Perché è chiaro che i 150 spalatori e i 9 spazzaneve messi in campo nelle ore precedenti potranno poco o nulla.

 


 

Dopo 48 ore le strade sono impraticabili, con auto in coda per ore, camion di traverso e autobus a singhiozzo; anche i treni sono bloccati e le scuole in procinto di chiudere. Il Comune appronta un piano di emergenza: recluta 200 spalatori che, assieme a 100 soldati della Montelungo, tentano (invano) di sgombrare i marciapiedi. I mezzi spazzaneve aumentano (una sessantina), ma alla fine per ripulire le strade dei Colli dovrà intervenire la Legnano con i suoi cingolati per rompere croste di ghiaccio spesse anche venti centimetri.

 

Anche l’acqua – a causa del gelo e della conseguente rottura delle tubature – comincia in qualche caso a scarseggiare, la posta è un miraggio, molte aziende sono costrette a interrompere la produzione per la viabilità impossibile e la mancanza di energia elettrica, mentre nelle valli diversi paesi sono completamente isolati e minacciati dalle slavine.

 

Quando, il 16 gennaio, assieme alla neve arriva la pioggia, il caos raddoppia. Adesso sono soprattutto i tetti a preoccupare: sotto il peso insostenibile della coltre bagnata ne crollano oltre 200 in tutta la provincia con danni per miliardi di lire. Anche quello del palazzetto dello sport di Alzano si schianta pochi minuti prima dell’arrivo di una squadra per l’allenamento. Tragedia sfiorata.

 

A Oltre il Colle, purtroppo, Massimo Epis non sarà così fortunato: travolto da un trattore spazzaneve resterà soffocato dal manto che stava rimuovendo. Il resto è un rosario di piccoli e grandi disagi che andranno lentamente scemando solo la settimana seguente.

 

Articolo e fotografie tratte da L'Eco di Bergamo
--------------------- In miniera
A Oltre il Colle si tornerà a estrarre lo zinco.
Un'attività cominciata ai tempi dei romani


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I ragazzi che persero le finali
per la burocrazia del calcio




Il Valserina vince il girone, ma le regole Figc vietano la promozione perché servono più iscritti. Il segretario provinciale della Lega Belotti: così si penalizza la realtà montana, legge da rivedere


 «Ai ragazzini dicono che l’importante è partecipare, ma alla fine vogliono vincere tutti, e i primi sono i dirigenti». Giuseppe Baretti, presidente del comitato lombardo della Lega nazionale dilettanti-Figc, trent’anni di campionati (organizzati) alle spalle, bergamasco, la butta lì, sibillino. Ma nella promozione conquistata-anzi no dal Valserina calcio, giurano i protagonisti, la coppa c’entra di striscio.

Semmai, educativamente parlando, il problema è proprio l’opposto. Perché se vinci devi rinunciare al premio? Quest’autunno la categoria allievi, venti calciatori in erba tra i 14 e 16 anni, trova quella che il presidente Diego Bonaldi definisce «la formula magica». La società, colori giallo-azzurri e mezzo secolo di storia, nel suo piccolo ha coltivato generazioni di giovani giocatori, cresciuti tra palazzetto e campo sportivo. Ma è una realtà piccola, che si regge sul volontariato. Difficile azzeccare «la formula». Questa volta, però, le soddisfazioni arrivano con un secondo posto che permetterà alla squadra di passare alla fase regionale. In teoria. Perché nella pratica la promozione salta. Ci sono i numeri in classifica ma mancano quelli per il regolamento.


L’inghippo è una norma in base alla quale la società per andare avanti deve iscrivere alla Figc l’intera «filiera»: pulcini, giovanissimi e allievi. Al Valserina manca la seconda. «Nella nostra valle — denuncia Bonaldi in una lettera che sta facendo il giro delle società — 4 scuole elementari su 5 sono composte da due pluriclassi, dove sono riuniti gli alunni di prima, seconda e terza. Noi i numeri non ce li abbiamo». Tradotto: «Non è giusto che chi si è impegnato, allenato e confrontato ad armi pari con gli avversari debba rinunciare al titolo. Non è possibile penalizzare ragazzi il cui unico difetto è abitare in luoghi con bassa densità di popolazione». Per Bonaldi, «la Federazione avrebbe dovuto essere coerente dall’inizio. Bastava ammettere le squadre “senza filiera” ma escluderle ai fini della classifica». Il caso del Valserina, tra l’altro, non è isolato.

 

A Brescia 13 squadre negli stessi panni si sono coalizzate in un’unica protesta. Nella Bergamasca su 160 squadre iscritte 64 hanno partecipato al campionato senza avere i requisiti e almeno un altro paio verrà penalizzato: il Verdello intercomunale e l’Endine Gaiano. Per la prima parla il presidente Filippo Cutrona: «Noi abbiamo vinto il nostro girone e per tutta risposta, siccome non abbiamo i giovanissimi, la Federazione ci ha invitato a mettere per iscritto la rinuncia al campionato regionale. Io non ci penso proprio». Giulio Vitali dell’Endine: «Abbiamo deciso di ritirarci per motivi nostri, ma ho già espresso la mia solidarietà a Bonaldi. Sono regole da cambiare».


Il caso ha catturato l’attenzione pure di un atalantino alle prese con altri Maxi pensieri (l’addio di Moralez), il segretario provinciale della Lega Daniele Belotti. Ieri ha scritto una lettera ai dirigenti della Figc, al presidente della Provincia Matteo Rossi e all’assessore regionale allo Sport Antonio Rossi: «Un simile regolamento — commenta Belotti — va a penalizzare la realtà montana che si cerca di salvare».


C’è spiraglio per una deroga? «Assolutamente no — risponde Baretti —. I regolamenti sono fatti per essere rispettati. Lo scorso anno siamo stati tolleranti perché era la prima stagione con la riforma delle fasi provinciali e regionali. Se ora chiudessimo un occhio, ne dovremmo chiudere altri cento e protesterebbe chi è in regola. Il Valserina doveva sapere fin dal principio come stanno le cose e spiegarlo subito ai suoi ragazzi».


di Maddalena Berbenni

Corriere della Sera - 5 gennaio 2016
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Variante di Zogno, sì alla Convenzione
 
Foto de L'eco di Bergamo

Sorte: «Entriamo nella fase conclusiva» 

«Con l’approvazione della Convenzione tra Regione, Provincia di Bergamo e Infrastrutture Lombarde, la Variante di Zogno entra a tutti gli effetti nella fase conclusiva». Lo annuncia l’assessore regionale alle Infrastrutture e Mobilità Alessandro Sorte, dopo l’approvazione, martedì 29 dicembre, da parte della Giunta, della Convenzione relativa al completamento della Variante di Zogno.

«Questa arteria - prosegue Sorte - è fondamentale per il traffico, in particolare per quello commerciale, che da Bergamo percorre la Val Brembana, per arrivare nell’area di Lenna e, da qui, prosegue per Foppolo. La Variante di Zogno, va ricordato, è fondamentale anche per i collegamenti tra Dalmine, la A4 e Villa D’Almè». La Convenzione approvata oggi prevede che i lavori relativi al completamento della Variante siano curati - dal bando di gara all’esecuzione - da Infrastrutture Lombarde Spa. Le parti (Regione, Provincia, Ilspa) convengono che il completamento della Variante alla ex SS.470 e la realizzazione della Variante Monte di Zogno, siano oggetto di distinte progettazioni e distinte gare d’appalto integrato, a causa della complessità, dell’urgenza e della peculiarità di ciascun intervento, nonchè del diverso stadio attuativo.
 
La Provincia di Bergamo si impegna a portare a completamento le procedure di dichiarazione di pubblica utilità e a svolgere il ruolo di Autorità espropriante, provvedendo a mettere a disposizione le aree necessarie ai lavori nei tempi compatibili con quanto previsto. Si impegna inoltre a completare e trasmettere a Regione e Ilspa i progetti definitivi, le indagini geologiche e geotecniche necessarie. Alla Provincia, che s’impegna a garantire la massima trasparenza e collaborazione, toccherà infine la convocazione delle Conferenze di Servizi per l’approvazione dei progetti definitivi.
 
La Regione si impegna a garantire il finanziamento delle risorse indispensabili alla copertura residua dei costi connessi, secondo quanto previsto, e a garantire alla Provincia la copertura dei costi di progettazione, inclusi le indagini e gli approfondimenti ritenuti necessari. Infrastrutture Lombarde curerà la verifica dei progetti definitivi, anche eventualmente avvalendosi di affidamenti esterni.
Infrastrutture Lombarde Spa si impegna a ottenere approvazioni, autorizzazioni, cessioni, permessi e tutto quanto occorra per l’esecuzione e l’agibilità delle opere. Infrastrutture Lombarde svolgerà il ruolo di Responsabile unico del procedimento e le attività di Direzione lavori. Si occuperà anche di dare seguito ai protocolli di sicurezza e legalità. Si prevede l’avvio della gara d’appalto integrato entro il 30 giugno 2016. L’ultimazione dei lavori è prevista entro 30 giugno 2018.

L'Eco di Bergamo - 29 dicembre 2015

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